LA RIFORMA DEL DIFENSORE CIVICO IN LAZIO
Perché la nomina del Difensore Civico non è una semplice pratica burocratica, ma la premessa necessaria di protezione di diritti fondamentali.
La riforma del Difensore Civico (esempio rilevante nel Lazio la proposta di legge 147/2024) si trova a un bivio decisivo. Non si tratta solo di aggiornare una normativa datata (nel Lazio del 1980), ma di costruire un’istituzione capace di reggere il peso delle nuove sfide sociali. L’efficacia di questa riforma poggia su un “treppiede” concettuale inscindibile: i LEA, la Ratio Legis e i Principi di Venezia.
1. I LEA: IL CUORE DELLA TUTELA CIVICA
I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresentano le prestazioni che il Servizio Sanitario è obbligato a garantire. Con la nuova riforma, il Difensore Civico deve assumere il ruolo critico di Garante della Salute.
Questa non è una funzione simbolica: il Difensore Civico deve avere le più elevate competenze giuridiche per agire sui disservizi. Se il Difensore Civico non possiede una competenza giuridica di alto profilo, non potrà mai interloquire con autorevolezza e con valide argomentazioni giuridiche con i Manager delle ASL. Civicrazia ribadisce: senza requisiti rigorosi, i LEA restano diritti sulla carta, privi di un Difensore Civico capace di tradurli in realtà.
2. LA RATIO LEGIS: COERENZA TRA INTENZIONE E NORMA
Ogni legge nasce con uno scopo (Ratio Legis). La relazione illustrativa della riforma Lazio dichiara l’intento di potenziare la figura, elevando il profilo e l’esperienza (citando il parametro “decennale”).
Tuttavia, si rileva una pericolosa frattura tecnica: nel testo dell’articolato, il requisito temporale rischia di restare vago mentre deve essere chiaro e ancorato alla Difesa Civica, non a generici ruoli. Difendere la Ratio Legis significa pretendere che il testo di legge sia speculare alle sue nobili intenzioni. Anche l’azione in atto di Civicrazia e delle Associazioni punta proprio a sanare questa incoerenza: un Difensore Civico “debole” nei requisiti negherebbe, nei fatti, la volontà di riforma espressa dal legislatore. Occorre che vi sia una chiara demarcazione iniziale e una seria e approfondita valutazione comparativa dei requisiti dei candidati per prendere il più qualificato.
3. I PRINCIPI DI VENEZIA: LO STANDARD INTERNAZIONALE
Il Consiglio d’Europa, attraverso i Principi di Venezia, ha stabilito che l’indipendenza e l’imparzialità sono i pilastri di ogni Ombudsman. Questi principi impongono che la scelta avvenga tramite:
Meritocrazia: Una valutazione comparativa dei titoli specifici di competenza ed esperienza, non una mera istruttoria formale.
Indipendenza dalla politica: Un processo di candidatura che coinvolga le associazioni civiche.
Civicrazia sta agendo come garante di questi standard internazionali, lottando contro il rischio che la nomina diventi un mero “trofeo” di qualcuno, privo della necessaria autonomia funzionale.
In sintesi i Principi di Venezia garantiscono l’indipendenza; la Ratio Legis conferisce l’autorevolezza; la padronanza dei LEA permette la protezione concreta.
Ignorare anche solo uno di questi elementi significa far crollare l’intera architettura di garanzia. Per questo l’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani esige rigore: la riforma del Lazio deve essere il riflesso di questi standard, assicurando ai Cittadini non un ufficio in cui si parli solo di tutela del Cittadino, ma di un dimostrato baluardo di giustizia.
Ernesto Marino











