mercoledì 12 Maggio 2021

LA PROTESTA PER GLI AVVOCATI SENZA REQUISITI DELLA REGIONE CAMPANIA

lunedì 22 Marzo 2021 20:19
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Inarrestabile come il Covid-19: la mano nera della corruzione, la sfacciataggine della piovra delinquenziale, continua il suo “piglia piglia” impunito, attestando trasgressione e violazione ripetuta a cielo aperto, incurante di leggi, regolamenti, discipline; sprezzante nei confronti di diritti fondamentali, pari opportunità, etiche e deontologie in un sistema sempre più arrogante, prepotente, rafforzato anche da una burocrazia informatica e tecnologica invasiva e discriminante. La poltrona fa gola; il potere, il soldo facile, le vie preferenziali che viaggiano su accordi subdoli, hanno la febbre della corsa all’oro. Sembra saltato ogni parametro di equità, ogni percorso strutturato nel rispetto di ciò che le stesse leggi prescrivono, in una tornata legislativa che paradossalmente e contraddittoriamente insiste su trasparenza, evidenza pubblica, responsabili dei procedimenti, tracciabilità, monitoraggi, accessi civici.

Nell’occhio del ciclone ancora posizioni senza titolo, dopo quella del Direttore Generale dell’EAV, Ente Autonomo Volturno. Ancora discriminazioni, ancora azione amministrativa a buon mercato, ancora “eccesso di discrezionalità”. Lo strisciante arbitrio del sistema clientelare agisce e porta, questa volta, nell’Ufficio Legale della Regione Campania, tre funzionari senza il dovuto concorso per svolgere quell’incarico. Nel caso in ispecie, si tratta dello spostamento all’Ufficio Legale della Regione Campania di tre funzionari dell’ex Arcadis, l’agenzia regionale per la difesa del suolo, posta in liquidazione.

Questa volta “le stelle non stanno a guardare”. O per lo meno non stanno soltanto a guardare. Agiscono, denunciano, prendono posizione nella convinzione di un “Diritto” che ancora merita rispetto, che va affermato in una democrazia degna di questo nome, e portano la vicenda all’attenzione pubblica perché non resti al chiuso di stanze blindate.

Infatti, la segnalazione/diffida dell’ennesimo illecito a danno della collettività, da parte di 15 dipendenti dell’Ufficio Legale della Regione Campania, è finita sul tavolo del Difensore Civico Campano, avv. Giuseppe Fortunato, che ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Napoli e alla Procura Regionale della Corte dei Conti. L’intervento del Difensore Civico è stato decisivo tant’è che la Procura della Repubblica ha avviato un’indagine, requisendo, attraverso ispettori di polizia delegati dal Pubblico Ministero, la documentazione probatoria per far luce sulla spinosa vicenda. Il principio che si afferma è inequivocabile: all’Avvocatura regionale si accede con un concorso pubblico.

Dunque, nessuna procedura ad evidenza pubblica è stata attivata, nessuna comparazione tra abilitati, nessuna trasparenza in manovre che abdicano alla legalità, tenuto conto che, come ha ribadito Giuseppe Fortunato, “gli avvocati della Regione Campania fanno parte di un ruolo separato al quale si accede per pubblico concorso”.

“È come se un impiegato con abilitazione medica – ha sottolineato Fortunato – venisse nominato medico dell’Asl invece di indire i concorsi. Se c’è necessità, selezionare i migliori senza favoritismi e oscure manovre”. Un’operazione, a dire del Difensore Civico Campano, che configura un eccesso di potere, in quanto la Pubblica Amministrazione avrebbe proceduto “in totale carenza di potere ad un reinquadramento-promozione non previsto” da altre norme della Regione Campania. Infatti, “appare affetto da grave patologia – continua Fortunato – reinquadrare un funzionario amministrativo come esperto avvocato perché munito di abilitazione e/o perché abbia altre competenze ed esperienze. Mancando il concorso prescritto, la qualifica di “esperto avvocato” viola la legge regionale in materia”.

Favoritismi? Oscure manovre? Il richiamo al Covid-19, all’inizio, non era peregrino. Saltando in un altro fosso, tocchiamo altre sacche di favoritismi, di manovre oscure. È, infatti, di dominio pubblico la inoculazione di vaccini a persone che non rientravano ancora nei programmi vaccinali ma soltanto perché parenti, conoscenti e affini di qualcuno. Ma non ci addentriamo in un altro campo spinoso che è quello della salute e del complesso settore sanitario. Dove si gratta, esce marcio. Della serie “mors tua, vita mea”.

Finalmente, secondo una notizia dell’ultima ora,  la Regione Campania, in virtù del polverone sollevato dall’intervento del Difensore Civico Campano, che ha parlato addirittura di “sistemi da tribù feudali”, abbia annullato, in autotutela, i contratti con i tre funzionari. Atteggiamento prudenziale? Riconoscimento autentico di un errore, nel senso di avviare successivamente procedure nel rispetto della vigente normativa?

Le “stelle” civicratiche vigilano. Non stanno soltanto a guardare.

Clotilde Punzo

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