L’OMBRA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: BOSSING, VESSING E LA FUNZIONE DI GARANZIA DEL DIFENSORE CIVICO
Sussiste una forte relazione tra la salute organizzativa interna della Pubblica Amministrazione e la qualità dell’azione amministrativa rivolta alla cittadinanza. Attraverso l’integrazione tra la prospettiva psicologico-sociale e la funzione istituzionale della Difesa Civica, bisogna contrastare le patologie relazionali e direttive del bossing e del vessing.
Anche considerato il forte impatto nocivo di tali fenomeni sul servizio all’utente, è opportuno che i dipendenti lesi segnalino i fatti ai Difensori Civici, a presidio dei principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e tutela della persona.
1. PREMESSA METODOLOGICA: LA SALUTE INTERNA COME PRESUPPOSTO DELLA BUONA AMMINISTRAZIONE
La figura del Difensore Civico rappresenta da sempre il baluardo della trasparenza, dell’imparzialità e della correttezza dell’azione amministrativa.
Lo sguardo della Difesa Civica non è solo rivolto all’esterno cioè orientato a sanare i vizi di un’amministrazione lenta, opaca o distante dal cittadino.
Infatti non è possibile garantire una Buona Amministrazione verso l’esterno se l’organizzazione interna è disfunzionale.
Lo sguardo del Difensore Civico è rivolto anche all’interno.
Nel cuore del pubblico impiego si consuma frequentemente una patologia silenziosa ma pervasiva, riconducibile alle dinamiche di:
• Bossing: il mobbing verticale perpetrato sistematicamente dai vertici gerarchici;
• Vessing (dal latino vexare): la persecuzione psicologica continua, sottile e svalutante, mirata a piegare la volontà e l’autonomia del dipendente.
Quando la potestà direttiva smarrisce il proprio ancoraggio costituzionale ai principi di buon andamento e imparzialità (Art. 97 Cost.), essa degenera in una leva di controllo personalistico, sopraffazione e neutralizzazione del merito.
2. LA METAMORFOSI DELL’ABUSO: SPECIFICITÀ DI BOSSING E VESSING NEL SETTORE PUBBLICO
A differenza del settore privato — dove le condotte vessatorie mirano sovente all’espulsione diretta dal mercato del lavoro — nel contesto pubblico, protetto da un regime di tutela contrattuale rafforzato, l’abuso dirigenziale assume forme indirette. Non potendo perseguire il licenziamento immediato, la condotta si traduce in una progressiva esecuzione identitaria e professionale del lavoratore.
Le prassi patologiche rilevate seguono schemi ricorrenti e codificati:
1. Demansionamento coatto e svuotamento operativo: privazione degli incarichi strategici o assegnazione a compiti residuali e svalutanti. Tale condizione induce atrofia delle competenze professionali e la sindrome da impotenza appresa (learned helplessness).
2. Vessing burocratico e micro-gestione inquisitoria: esasperazione del controllo sanzionatorio formale, contestazione pretestuosa di dettagli marginali e assegnazione di scadenze irrealistiche finalizzate a precostituire il fallimento operativo del dipendente (set-up-to-fail).
3. Ostracismo e isolamento sistematico: deliberata esclusione dai flussi informativi, dai tavoli di lavoro e dai processi decisionali, riducendo la risorsa a una figura marginalizzata e inefficace.
4. Distorsione della valutazione della performance: impiego eterodiretto delle schede di valutazione individuale, utilizzate non come leva di sviluppo delle competenze bensì come strumento sanzionatorio e di pressione gerarchica.
3. RICADUTE SISTEMICHE: DAL DISAGIO DELL’OPERATORE ALLA VULNERABILIZZAZIONE DELL’UTENTE
In un’ottica sistemico-relazionale, la sofferenza inflitta al dipendente non resta confinata all’interno dell’ufficio. Come evidenziato dalla prassi del servizio sociale organizzativo, la degradazione del clima lavorativo
incide direttamente sull’erogazione dei servizi essenziali:
• Compromissione della relazione d’aiuto e dell’ascolto: l’operatore sottoposto a stress cronico e burnout attiva risposte difensive di distacco cinico o rigidità burocratica, compromettendo la tempestività e la capacità di accoglienza nei confronti delle fasce deboli.
• Blocco operativo da burocrazia difensiva: un clima relazionale persecutorio spinge il personale all’inerzia cautelativa o all’applicazione letterale e rigida del regolamento, paralizzando ogni capacità di risoluzione rapida dei problemi.
• Danno all’erario e dispersione di competenze: l’incremento delle assenze per malattia da stress lavoro-correlato, il moltiplicarsi dei contenziosi giudiziari e la perdita di figure tecniche qualificate gravano in modo diretto sulle risorse della collettività.
4. PROSPETTIVE D’INTERVENTO: IL RUOLO DELL’ANDCI E DELLA DIFESA CIVICA
Di fronte alle degenerazioni del potere direttivo, la Difesa Civica è chiamata a esercitare pienamente la propria funzione di presidio della legalità sostanziale e dei diritti individuali. Per l’ANDCI (Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani) si aprono direttrici operative strategiche:
• Pieno funzionamento dei Comitati Unici di Garanzia (CUG): promuovere l’effettiva indipendenza e autorevolezza dei CUG all’interno degli Enti Locali e delle Amministrazioni centrali, garantendo canali costanti di monitoraggio sul benessere lavorativo e sul clima relazionale.
• Integrazione di parametri etici e gestionali per la dirigenza: sollecitare l’inserimento, nei sistemi di misurazione e valutazione delle posizioni apicali, di indici oggettivi legati al benessere del personale, alla riduzione del contenzioso interno e alla prevenzione dei rischi psicosociali.
• Tutela rafforzata contro il whistleblowing ritorsivo: vigilare sulle forme mascherate di ritorsione amministrativa e disciplinare a carico dei dipendenti che denunciano illeciti o disfunzioni, garantendo la dovuta riservatezza e protezione.
Tutelare i lavoratori della Pubblica Amministrazione dalle dinamiche lesive del bossing e del vessing coincide con la salvaguardia dello spirito dell’Art. 97 della Costituzione: garantire dignità, equità e rispetto a chi opera all’interno delle Istituzioni rappresenta la condizione indispensabile per assicurare al cittadino un’azione amministrativa imparziale, tempestiva ed efficiente.
Laura Eldorado, Psicologa, Mediatrice Familiare e Assistente Sociale











