UN SISTEMA IN EVOLUZIONE
La Difesa Civica italiana sta attraversando una fase di trasformazione profonda. L’A.N.D.C.I. continua a rafforzare il proprio ruolo di riferimento nazionale, promuovendo una cultura dei diritti più solida e una rete di tutela competente. L’aumento delle segnalazioni da parte dei cittadini conferma una crescente fiducia nel sistema, ma anche un bisogno sempre più forte di ascolto, trasparenza e capacità amministrativa.
LA MANCANZA DEL DIFENSORE CIVICO NAZIONALE
Resta irrisolta la questione più rilevante: l’Italia è ancora priva di un Difensore Civico nazionale con poteri estesi sulla Pubblica Amministrazione centrale. Lo Sportello Unico Internazionale della Difesa Civica e l’International Ombudsman Institute hanno recentemente richiamato il nostro Paese, sottolineando come questa lacuna indebolisca la credibilità istituzionale e crei un divario rispetto agli standard europei. In Parlamento è in discussione una petizione propulsiva che mira a colmare finalmente questo vuoto, introducendo una figura nazionale capace di coordinare, uniformare e rafforzare l’intero sistema di tutela.
LE NUOVE SFIDE DELLA TUTELA DIGITALE
Il 2026 porta con sé un tema emergente: l’impatto delle tecnologie avanzate sui diritti dei cittadini. Algoritmi decisionali, piattaforme digitali e sistemi automatizzati stanno diventando parte integrante dei procedimenti amministrativi. Questo scenario richiede Difensori Civici sempre più competenti in materia di privacy, trasparenza digitale e controllo degli errori algoritmici. L’A.N.D.C.I. sta investendo nella formazione e nell’aggiornamento continuo, affinché la tutela civica diventi più efficace anche in un contesto tecnologico in rapida evoluzione.
LE REGIONI SENZA DIFENSORE CIVICO: UN PROBLEMA CHE MINA L’UNIFORMITÀ DEI DIRITTI
Una delle criticità più gravi riguarda la persistente assenza del Difensore Civico in alcune regioni italiane. I casi più emblematici sono Puglia e Sicilia, che non si dotano di questa figura nonostante le sollecitazioni.
Le negative conseguenze sono evidenti:
• Disparità di diritti: i cittadini non godono delle stesse tutele a seconda della regione di residenza.
• Aumento del contenzioso: senza un organo di mediazione, molte controversie finiscono direttamente nei tribunali.
• Indebolimento della trasparenza: manca un presidio indipendente che vigili su ritardi, inefficienze e cattiva amministrazione.
Questa situazione contrasta con i principi di uguaglianza e uniformità dei servizi pubblici e indebolisce l’intero sistema italiano, già privo di una figura nazionale.
L’ASCOLTO COMPETENTE COME STRUMENTO DI TUTELA
Le ultime analisi mostrano che i cittadini si rivolgono ai Difensori Civici per risolvere problemi amministrativi e per essere ascoltati con competenza. Molti portano con sé sfiducia, disorientamento e la necessità di un supporto efficace. La Difesa Civica sta quindi ampliando il proprio approccio, integrando necessarie competenze giuridiche con capacità di ascolto per rispondere a bisogni complessi.
VERSO UNA TUTELA PIÙ MODERNA, UNIFORME E COMPETENTE
Il 2026 si presenta come un anno cruciale. Le sfide sono numerose: l’assenza di un Difensore Civico nazionale, le differenze territoriali, l’impatto delle nuove tecnologie e la necessità di rafforzare le competenze dei Difensori Civici per soddisfare le esigenze dei Cittadini. Tuttavia, l’impegno dell’A.N.D.C.I., la crescente attenzione internazionale e l’evoluzione delle competenze dei Difensori Civici indicano una direzione chiara: costruire nella pubblica amministrazione un sistema di tutela moderno, efficace, competente e quindi realmente vicino ai cittadini, in cui i diritti non dipendano né dal codice di avviamento postale né da persone senza le necessarie competenze.
Loredana Amore











