lunedì 3 Ottobre 2022

Un’altra zona d’ombra della Commissione Europea messa in luce dal Mediatore Europeo: le Agenzie di Credito all’Esportazione.

giovedì 31 Maggio 2018 19:56
News

Il 23 maggio 2018, il Difensore Civico Europeo ha presentato le sue Raccomandazioni su un’indagine aperta nell’aprile 2016. Il caso riguardava l’adeguatezza della revisione annuale da parte della Commissione Europea delle Agenzie di Credito all’Esportazione (ECA) – organismi nazionali che forniscono sostegno finanziario alle imprese che operano in mercati “rischiosi” – in particolare per quanto riguarda la protezione dei diritti umani e dell’ambiente.

Cosa sono le ECA? Le agenzie di credito all’esportazione e le agenzie di assicurazioni per gli investimenti sono agenzie pubbliche che forniscono prestiti, garanzie, crediti e assicurazioni garantite dal governo del loro paese d’origine a società private. Le ECA rendono più facile per quelle società fare affari all’estero, in particolare nelle zone in via di sviluppo finanziariamente e politicamente rischiose.
Al giorno d’oggi le ECA hanno acquisito un grande potere e sono collettivamente tra le maggiori fonti di sostegno finanziario pubblico per il coinvolgimento delle imprese straniere in progetti industriali nei Paesi in via di sviluppo. Ad esempio, si stima che le ECA sostengano il doppio della quantità di petrolio, gas e progetti minerari rispetto alle banche multilaterali di sviluppo, quali il Gruppo della Banca Mondiale. La metà di tutti i nuovi progetti industriali che generano emissioni di gas serra nei Paesi del terzo e quarto mondo hanno una qualche forma di sostegno da parte di queste Agenzie. Le ECA spesso appoggiano tali progetti anche se il Gruppo della Banca Mondiale e altre banche multilaterali li trovano troppo rischiosi e potenzialmente dannosi per l’ambiente.
Negli ultimi anni si stima che le Agenzie di Credito all’Esportazione abbiano investito tra 50 e 70 miliardi di dollari l’anno in quelle che sono chiamate “transazioni a medio e lungo termine”, una grande parte dei quali sono rappresentati da grandi progetti industriali e infrastrutturali nei Paesi in via di sviluppo. Molti di questi progetti hanno impatti ambientali e sociali molto gravi. Ad esempio, le ECA finanziano centrali elettriche a gas a effetto serra, dighe su larga scala, progetti minerari, sviluppo di strade in foreste tropicali incontaminate, oleodotti, impianti chimici e industriali, piani forestali e piantagioni, solo per citarne alcuni. Poiché la maggior parte di questi progetti è ad alto rischio a causa del loro impatto ambientale, politico, sociale e culturale, la maggior parte di essi non prenderebbe vita senza il sostegno finanziario delle ECA.
Ai sensi del regolamento 1233/2011, gli Stati membri dell’UE devono presentare relazioni annuali sui loro programmi di crediti all’esportazione alla Commissione Europea. Sulla base di queste relazioni di attività, la Commissione presenta al Parlamento Europeo una revisione annuale delle attività delle Agenzie di Credito all’Esportazione. Questa revisione comprende una valutazione del rispetto da parte di queste ultime degli obiettivi e degli obblighi dell’UE, incluso il rispetto dei diritti umani e la protezione dell’ambiente. La Commissione nella sua relazione annuale raccoglie le relazioni sulle attività svolte dagli Stati membri, i quali a loro volta descrivono in modo molto sommario e solitamente sorvolano ampiamente su una necessaria ed approfondita descrizione dei rischi ambientali, i rischi pertinenti all’impatto sociale, i diritti umani e i diritti fondamentali del lavoro. Le procedure di valutazione dovrebbero di norma a stabilire se un determinato progetto possa o meno beneficiare del sostegno al credito all’esportazione (in altre parole, non dovrebbe essere concessa alcuna copertura ai progetti i cui rischi siano ritenuti sproporzionati).
Nonostante il fatto che molti Stati membri sottolineino la particolare importanza dei diritti umani e la lotta alla corruzione, praticamente tutto ciò non si traduce poi in una reale concretizzazione nei territori in cui si realizzano i progetti.
Almeno questo è quanto denuncia la ECA Watch, una coalizione internazionale di ONG che monitorano le Agenzie di Credito all’Esportazione. Il denunciante ha appunto contestato l’inadeguatezza della revisione annuale da parte della Commissione Europea delle ECA degli Stati membri. In particolare, ritiene che il riesame della Commissione non sia abbastanza approfondito per quanto riguarda la protezione dei diritti umani e dell’ambiente. Sostiene inoltre che non sia necessario – come invece asserito dalla Commissione – modificare il regolamento 1233/2011 per attuare una valutazione solida e approfondita da parte della Commissione stessa. A suo avviso, quest’ultima ha uno spazio significativo per presentare proposte e negoziare a nome dell’UE nel pertinente gruppo dell’OCSE e ha uno status di fatto di copresidente del gruppo di lavoro del Consiglio europeo sui crediti all’esportazione.
Ma chi sono e chi rappresentano la ECA Watch? ECA Watch è una rete di ONG e organismi che fanno campagne per la riforma delle ECA. Le organizzazioni che partecipano alla campagna includono organismi che lavorano su questioni relative all’ambiente, allo sviluppo, ai diritti umani, ai diritti della comunità, ai diritti dei lavoratori e alla lotta alla corruzione. Gli obiettivi e le richieste della campagna sono descritti nella Dichiarazione di Jakarta per la riforma delle agenzie ufficiali di credito all’esportazione e di assicurazione degli investimenti, approvata da oltre 300 ONG in seguito a una sessione di strategia di riforma dell’ESA del maggio 2000 a Jakarta, in Indonesia. Pur concentrandosi in particolar modo sugli impatti delle ECA in Indonesia, la Dichiarazione di Jakarta ha assunto una “richiesta di riforma” globale che include tra l’altro: una maggiore trasparenza con accesso al pubblico sull’informazione e la consultazione da parte delle autorità; il vincolo a linee guida e norme ambientali e sociali comuni che non siano né inferiori né meno rigorose delle procedure standard internazionali operanti nel Gruppo della Banca Mondiale e nel Comitato di assistenza allo sviluppo dell’OCSE; l’adozione di criteri espliciti in materia di diritti umani; l’adozione di linee guida e norme vincolanti per porre fine alla corruzione da parte delle ECA; l’impegno a finanziare solamente investimenti economicamente produttivi.
Le Raccomandazioni alla Commissione Europea da parte del Mediatore Europeo si sono basate dunque sul dovere di rimuovere questa zona d’ombra che sembra aleggiare sulle ECA. In particolare, alla Commissione è stato chiesto di intraprendere una iniziativa appropriata, previa consultazione con la società civile e con il servizio europeo per l’azione esterna, per rivedere il modello di lista di controllo sulle ECA, al fine di migliorare la metodologia di segnalazione e garantire l’inclusione di riferimenti espliciti ai principi pertinenti contenuti nei trattati e nella Carta dei diritti fondamentali e definire una metodologia per la segnalazione di questioni non finanziarie.
Inoltre, a seguito del suo impegno con gli Stati membri, la Commissione dovrebbe elaborare orientamenti specifici per assistere gli Stati membri nelle loro relazioni alla Commissione, allo scopo di garantire che le loro relazioni siano quanto più complete possibile e presentate in un modo che possano facilitare le analisi e le valutazioni successive di tali relazioni da parte della Commissione.
Infine, la Commissione dovrebbe adottare a sua volta misure per migliorare l’analisi e la valutazione che utilizza nella preparazione delle revisioni annuali che sottopone al Parlamento europeo, in conformità all’allegato I del regolamento 1233/2011.
Tutto ciò, per cercare di arginare un problema che sta creando non poco imbarazzo alle Istituzioni europee e nazionali, le quali sono sempre più riconosciute come colluse con le grandi Agenzie finanziarie a discapito dei cittadini dei propri Paesi. Ora, con queste Raccomandazione espresse dal Mediatore Europeo, questi ultimi potrebbero avere un’arma in più per conoscere e bloccare sul nascere iniziative di sfruttamento economico, sociale e territoriale, mentre le istituzioni saranno obbligate ad adottare uno strumento di controllo efficace per agire e decidere nella trasparenza e nella legalità.

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