Nel corso del terzo trimestre 2025, l’Ombudsman della Libia svolge una significativa iniziativa istituzionale mirata a garantire la tutela dei diritti dei cittadini libici detenuti arbitrariamente, in particolare nei centri di detenzione non ufficiali dislocati nelle regioni costiere del Paese.
L’attività, realizzata in coordinamento con l’Alta Commissione Libica per i Diritti Umani e con la supervisione del Ministero della Giustizia, ha comportato ispezioni in oltre 17 strutture detentive nel distretto di Tripolitania e Cirenaica, molte delle quali precedentemente escluse da qualsiasi forma di controllo esterno. L’iniziativa ha già portato alla liberazione di 293 detenuti considerati in stato di detenzione irregolare, in violazione dell’articolo 14 della Costituzione provvisoria libica e delle convenzioni internazionali ratificate dal Paese.
L’Ombudsman della Libia ha reso pubblica una relazione dettagliata trasmessa alla Camera dei Rappresentanti e all’ONU, nella quale denuncia le condizioni disumane riscontrate in alcuni centri (in particolare Zawiya, Sabratha e Tajoura), documentando anche casi di violenza fisica e trattamenti degradanti. La relazione è stata redatta con il supporto della Missione UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya) e include una richiesta formale di chiusura di otto strutture.
Parallelamente, è stato istituito un Numero Verde Nazionale attivo h24, gestito dall’Ufficio dell’Ombudsman, per permettere a familiari e cittadini di segnalare abusi, scomparse e presunte detenzioni arbitrarie. In sole sei settimane sono state registrate oltre 1.800 segnalazioni, molte delle quali attualmente in fase di indagine.
Dichiarazione ufficiale dello Sportello Unico Internazionale della Difesa Civica: lo Sportello Unico Internazionale della Difesa Civica riconosce il valore strategico e umanitario dell’iniziativa promossa dall’Ombudsman libico. La sua azione ha contribuito in maniera determinante alla protezione della dignità umana in un contesto geopolitico complesso e instabile.
Il fatto che siano state effettuate ispezioni in centri precedentemente inaccessibili, con risultati documentabili e interventi diretti, costituisce un esempio di concreta applicazione dei principi del diritto internazionale umanitario nello spirito del Terzo Pilastro della Macroregione Mediterranea.











