LA UE E LA POLITICA DI COESIONE NEL NUOVO MILLENNIO

Una delle più urgenti e pressanti sfide del nuovo millennio che dovrà affrontare l’Unione Europea, è la trasformazione del sistema di produzione intensiva di energia a carbone nell’Europa centrale e orientale, per onorare gli impegni dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Il Consiglio Europeo ha invitato la Commissione ad elaborare e presentare entro il 2019 una strategia per ridurre le emissioni di gas serra a lungo termine. I dati recenti stimano che l’UE dovrebbe realisticamente puntare a ridurre le emissioni del 65% entro il 2030.

L’istituzione del Fondo di coesione ha dato nuovo impulso all’aspetto ambientale della politica di coesione della Comunità. Per gli Stati membri interessati è questo il più importante strumento per far fronte ai loro bisogni, non solo riguardo la trasformazione dei sistemi di produzione energetica ma anche nel campo della protezione e della gestione delle risorse idriche e della raccolta, del trattamento e del riciclaggio dei rifiuti. L’UE deve promuovere una politica di coesione forte e sostenibile guidata da una supervisione democratica, trasparente e responsabile, verificando che il denaro pubblico venga utilizzato in maniera corretta, condivisa ed efficace con controlli obbligatori sulla compatibilità ambientale di ogni investimento sostenuto dalla Comunità Europea.

Mentre da un lato ci sono numerosissime richieste di singoli e comunità di poter produrre e consumare energia pulita a livello locale, grandi aziende e governi dell’Europa sia orientale che occidentale, continuano a favorire modelli di produzione di energia obsoleti e altamente inquinanti basati sul carbon fossile. Inoltre, alla luce di numerosi scandali di sperpero del denaro UE, la politica di coesione deve essere in generale più attenta e responsabile. Essa deve rafforza, ulteriormente, il sistema di reclami della Commissione in linea con le raccomandazioni del Mediatore Europeo, in modo che i cittadini europei abbiano una trasparente, adeguata informazione e una idonea tutela. Ciò, inoltre, contribuirebbe ad accrescere la fiducia nei confronti delle Istituzioni Europee, ultimamente in fase di regressione.

Ai Difensori Civici Nazionali, dovrebbe essere assegnato il rilevante ruolo di controllo sull’impiego dei fondi di coesione, con la Commissione Europea obbligata dal punto di vista giuridico, ad intervenire sulla base delle verifiche degli Ombudsman. Tutto ciò potrebbe determinare una favorevole situazione per incentivare finanziamenti innovativi ed aumentare la produzione da parte di tutti (singoli o enti) di energia pulita in un contesto ambientale ecosostenibile.

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