lunedì 3 Ottobre 2022

Il Difensore Civico contro le nomine clientelari e a favore della meritocrazia

mercoledì 1 Maggio 2019 20:09
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La sede della presidenza della Regione Campania in via Santa Lucia a Napoli

Nomine “clientelari”, Il Difensore Civico frusta la Regione. E nella sua prima relazione annuale, Giuseppe Fortunato boccia pure il comune di Salerno, per l’assenza del regolamento sulla partecipazione popolare. Ma anzitutto, punta il dito contro l’istituzione regionale, alla quale imputa un metodo anti meritocratico negli incarichi. Una prassi di cui egli stesso è vittima, avendo conseguito la nomina dopo una battaglia legale di 6 anni. Un’odissea giudiziaria riassunta nella relazione, inviata a marzo alla redazione del Burc, ma non ancora pubblicata.

Giuseppe Fortunato, difensore civico della Campania, attacca duramente il metodo di concessione degli incarichi in Regione Campania e anche presso il Comune di Salerno

La «logica illegale» delle nomine. Il Difensore Civico della Regione ripercorre le tappe della propria vicenda, conclusa il 14 luglio 2018. Un excursus in cui non risparmia né centrodestra né centrosinistra, accusate di praticare la stessa protervia, per «favorire impropriamente taluni e osteggiare la legalità in otto travagliati anni dal 2010», data del primo avviso pubblico per il nuovo Difensore Civico. Una procedura in cui egli riscontra una «logica arbitraria, illegale e prepotente». Eppure, lo scenario non muta neppure dopo la capitolazione al Consiglio di Stato. «Credete Voi, lettori a qualunque titolo di questa relazione – scrive -, che la Regione Campania abbia ora capito che il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione, previsti nell’art. 97 Cost., comportino che la discrezionalità di tali nomine, per non sconfinare nell’arbitrio, deve essere fondata comparativamente? Nient’affatto». Fortunato spiega che «la Regione Campania (così come tante pubbliche amministrazioni) procede sempre con la medesima tracotanza, non esplicitando — innanzitutto ai Cittadini prima ancora che ai concorrenti — la ragione comparativa delle proprie scelte». Dunque, gli incarichi non verrebbero conferiti comparando le candidature. Cioè, valutando curriculum e titoli degli aspiranti nominati, e motivando le scelte. La motivazione, pur prevista per legge, sarebbe una perdita di tempo: le nomine soggiacerebbero ad altre logiche. «Prevale, pertanto – afferma la relazione-, una diffusa sensazione — ragionevole, ben comprensibile e sostanzialmente fondata — che è inutile per persone capaci e non legate a “carri imperanti” offrire le proprie competenze ed esperienze per il bene comune, tanto “i giochi sono già fatti”» . Tra gli esempi, c’è il caso del Garante campano dei Disabili. «Dopo l’annullamento di nomina arbitraria e non comparativa dal Tar Campania-Napoli (di Giuseppe Bove, ndr), la Regione Campania – riepiloga Fortunato – ha impugnato la nomina al Consiglio di Stato che ha appena pronunciato un’ulteriore chiara sentenza, evidenziando ancora come si devono effettuare tali nomine».

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