lunedì 3 Ottobre 2022

Il civismo elettorale, una via per la civicrazia?

domenica 1 Luglio 2018 07:06
News

La civicrazia ha due strumenti: la difesa civica e il civismo elettorale. Il primo, incardinato nelle dinamiche istituzionali, l’altro volto invece alla partecipazione politica e ormai alla rappresentanza. Sul civismo fanno affidamento gli stessi partiti che vogliono ricostruire una loro forma. Né potrebbe essere altrimenti. Anche i dati delle recenti elezioni amministrative registrano la parziale sostituzione dell’impegno politico con l’impegno civico. Va detto che il civismo non è affatto un’invenzione del XXI secolo. La sua storia risale alla civitas medievale e poi rinascimentale, con il suo patrimonio di corpi intermedi, università e corporazioni, che tutelavano il cittadino dal potere altrimenti arbitrario del principe. Qui si riconnettono i due strumenti della civicrazia. La storia d’Italia è particolarmente legata a questa tradizione. Il principio di sussidiarietà orizzontale, introdotto anche nella nostra Costituzione all’art. 118, è figlio di quella esperienza. Il punto è se sia o meno estensibile in via parzialmente sostitutiva alla previsione dell’art. 49, che assegna ai partiti politici e al loro metodo democratico il compito di determinare la politica nazionale.

Fin qui la storia civile e costituzionale. Semmai, la novità degli ultimi tempi è una sorta di ibridazione che molti analisti chiamano “civismo politico”. La politica locale mescola di frequente la voglia di partecipare di associazioni e realtà sparse nella società con presenze provenienti da partiti politici vecchi e nuovi, che connotano le esperienze civiche in senso politico, talvolta perfino ideologico. È un fatto comunque che l’ampio e variegato universo dell’associazionismo civico si stia ponendo dinanzi al mondo dei partiti come un interlocutore sempre più autorevole, capace in qualche caso di riparare le falle del consenso e della legittimazione dei partiti. Probabilmente questa forma spuria del civismo, che per certi versi rappresenta un suo arretramento, consentirà di superare uno dei suoi limiti oggettivi, l’eccessivo localismo delle esperienze civiche degli ultimi anni. Una connotazione politica mette il civismo in dialogo con istanze superiori, regionali o nazionali. Questo è innegabile. In attesa che il civismo e la politica ritrovino i loro rispettivi spazi e ruoli dopo che le trasformazioni di questi ultimi tempi saranno arrivate al loro compimento.

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