lunedì 3 Ottobre 2022

Il cesto di Napoli

venerdì 1 Maggio 2020 09:01
News

Le immagini strazianti dei camion militari che hanno trasportato le bare delle vittime del Covid19, sono stampate dentro i nostri occhi. Sicuramente, un’immagine che ha fatto il giro del mondo, e che verrà racchiusa dentro i libri di storia. Un’altra immagine simbolo sarà quella del paniere calato ai Decumani di Napoli: “Chi può metta, chi non può prenda”. Quanta dignità ci sono in queste semplici parole, che racchiudono il grande cuore di Napoli. La muta immagine di quella foto, sprigiona tutta la sua sofferente umanità.

Così, la fame del Sud, si ritrovò pubblicata su tutte le prime pagine dei giornali per oltre un mese. E, proprio quell’immagine di quel cesto vuoto, ma colmo di fede, di speranza e di antica saggezza, ha dato vita a migliaia di pacchi-spesa sospesi. L’immagine di quel cesto ha contribuito a mettere in luce le tante sacche di povertà del nostro Paese. E i cesti si sono moltiplicati a macchia d’olio. Il virus ha risvegliato anche quelle abrasive e graffianti contraddizioni tra Nord e Sud e ha sfatato anche un mito sul primato della sanità lombarda. Con grande soddisfazione l’eccellenza della sanità napoletana ha trovato la sua riscossa. Il Cotugno di Napoli, struttura sanitaria partenopea, viene indicata come la migliore. Una delle poche in cui non si è avuto contagio di personale medico e infermieristico.

Bisogna ripartire tutti insieme, il Sud deve finalmente partire. Con progetti e investimenti veri, senza ripiegare sull’umiliante assistenzialismo. La Campania deve trovare il coraggio di girare una pagina dell’immenso e prestigioso libro della sua storia. Scrivere il presente, pensando al futuro. Lo scrivano dovrà possedere la cultura, la preparazione, il senso della sofferenza e della pietà. Sognare una società migliore, dove ogni cittadino si senta difeso e non abbandonato. Sarà un cammino faticoso, su di un sentiero intralciato da ciottoli sconnessi, ma anche affascinante.

Il Difensore Civico della Campania, Avv. Giuseppe Fortunato, ha imboccato questo irto sentiero.

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