giovedì 6 Ottobre 2022

Draghi e il Gruppo dei 30: il Mediatore Europeo torna alla carica

mercoledì 31 Gennaio 2018 16:06
News

Il 15 gennaio 2018, il Mediatore Europeo Emily O’Reilly, ha emanato una Raccomandazione nei confronti del Presidente della BCE, Mario Draghi, e degli appartenenti all’Esecutivo della stessa.

L’annosa questione riguarda il loro coinvolgimento con il Gruppo dei 30, un fantomatico ed elitario consesso, di cui si hanno pochissime notizie, sia sul proprio operato, sia sui membri che ne prendono parte.

Così il G30 è descritto nella Raccomandazione: “Il Gruppo dei Trenta (G30) è un’organizzazione privata con un indirizzo in K Street a Washington, DC. Afferma di essere un forum di discussione e scambio di opinioni su questioni economiche e finanziarie globali, con l’obiettivo di approfondire la comprensione delle questioni economiche e finanziarie internazionali. I membri includono i capi delle principali banche private e banche centrali, nonché membri del mondo accademico e istituzioni internazionali. Circa un terzo dei membri proviene dal settore privato. Persegue un programma di lavoro annuale su argomenti di interesse per i responsabili politici a livello globale. Esso entra nel dibattito politico su questioni importanti relative all’economia e alla finanza internazionali attraverso la pubblicazione di Rapporti e documenti occasionali.”

L’indipendenza, la reputazione e l’integrità della BCE, in particolare, alla luce dei nuovi compiti di vigilanza bancaria della BCE, può essere compatibile con l’appartenenza a questo Gruppo? È la domanda a cui il Mediatore Europeo ha dato una risposta e questa volta è stato decisamente più forte e deciso del suo predecessore.

La stessa BCE aveva già replicato duramente durante l’indagine ispettiva, dichiarando di fare già tutto il possibile per rendere il rapporto con il G30 trasparente ed in linea con i Principi Guida per la comunicazione esterna da parte dei membri del Comitato esecutivo della Banca centrale europea.

Secondo la Raccomandazione però “L’appartenenza del Presidente della BCE al G30 potrebbe dare adito alla percezione pubblica che l’indipendenza della BCE potrebbe essere compromessa. Il fatto che la BCE consenta che questa percezione si manifesti per diversi anni costituisce una cattiva amministrazione da parte sua. La BCE dovrebbe pertanto garantire che il Presidente della BCE sospenda la sua adesione per la durata residua della sua carica. Dovrebbe cercare inoltre di garantire che né il prossimo presidente della BCE, né alcun altro membro degli organi decisionali della BCE, diventino membri del G30.”

La Raccomandazione termina con l’auspicio che la BCE adotti “regole esplicite per il proprio consiglio di vigilanza, che rispecchino le norme già applicabili ai membri del comitato esecutivo della BCE. Farlo è nell’interesse della chiarezza e della certezza del diritto e contribuirebbe a un’applicazione piena e corretta delle sue norme in materia di condotta etica.”

Purtroppo, la sensazione che si ha dall’esterno, da parte dei cittadini europei, è quella di una Banca centrale che sia al servizio proprio di quelle banche private di cui dovrebbe essere l’ultimo controllore.

Innanzitutto, ci troviamo di fronte ad una istituzione, il G30, che non lascia trapelare nulla o quasi del suo operato. La segretezza e l’ambiguità in cui avvengono le sue riunioni, come la commistione delle cariche che si incontrano al suo interno, non giocano certamente a suo vantaggio.

D’altro canto, anche la BCE gode di esenzioni e immunità che spesso vanno ben oltre il parallelo ambito diplomatico, dando adito a conclusioni per nulla positive sulla sua condotta e posizione pubblica.

Infine, bisogna ordinare un po’ le idee su un argomento, neanche sfiorato dalla Raccomandazione e tanto meno dalla memoria difensiva della Banca centrale europea, ma che a nostro avviso è di primaria importanza: quello della distinzione sempre più liquida tra ambito pubblico e ambito privato. Si parla ancora di Banche centrali, quando è ormai nell’evidenza delle cose che queste ultime sono in mano alle banche internazionali, che ne detengono la stragrande maggioranza delle azioni. In realtà, gli Stati nazionali hanno perso la sovranità monetaria e benché la BCE riunisca i Presidenti delle singole banche centrali, questi non rappresentano che il vuoto di un ambito, quello pubblico, ormai inesistente.

Dunque, è inutile nascondersi dietro un dito. Le parole sono vane quando si parla di commistioni tra BCE e Gruppo dei 30: l’interesse pubblico, il bene dei cittadini, verrà sempre dopo l’interesse privato delle grandi banche d’affare che rappresentano il vero, universale, Executive Board mondiale.

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