LA MEDIATRICE EUROPEA INDAGA SULLA COMMISSIONE: TRASPARENZA A RISCHIO NEI “CONTROLLI DI REALTÀ” CON LE IMPRESE

Lug 24, 2026 | MEDIATORE EUROPEO | 0 commenti

TERESA ANJINHO APRE UN’INDAGINE SUI COSIDDETTI “REALITY CHECK”: LA COMMISSIONE EUROPEA CHIAMATA A RISPONDERE ENTRO IL 18 SETTEMBRE 2026 SU UN METODO DI CONSULTAZIONE SOTTRATTO ALLE REGOLE STANDARD DI TRASPARENZA

IL CASO: LA MEDIATRICE EUROPEA APRE UN’INDAGINE SULLA COMMISSIONE

Con una lettera datata 2 luglio 2026 e indirizzata al Presidente della Commissione europea, la Mediatrice Europea Teresa Anjinho ha formalizzato l’apertura di un’indagine, protocollata come caso 1029/2026/KR, in seguito a una denuncia presentata da un’organizzazione della società civile. Al centro della vicenda ci sono i cosiddetti “controlli di realtà” (reality checks), lo strumento con cui la Commissione raccoglie informazioni direttamente da soggetti individuati da essa stessa nell’ambito del programma di semplificazione normativa.

Secondo il denunciante, ogni fase del processo decisionale europeo, comprese le iniziative di semplificazione legislativa, dovrebbe restare soggetta a misure di trasparenza sostanziali e non solo formali. La Mediatrice ha ritenuto la questione sufficientemente rilevante da avviare un procedimento istruttorio, chiedendo alla Commissione una risposta scritta e la relativa documentazione entro il prossimo 18 settembre.

 

COSA SONO I “CONTROLLI DI REALTÀ” E PERCHÉ SFUGGONO ALLE REGOLE STANDARD

Le misure di trasparenza per gli incontri tra Commissari, alti funzionari e rappresentanti di interessi sono fissate da due decisioni della Commissione, la 2024/3081 e la 2024/3082, entrambe del dicembre 2024. Entrambe le decisioni prevedono però una deroga per gli incontri organizzati in risposta a richieste dirette e specifiche di informazioni fattuali, dati o competenze: è proprio su questa deroga che la Commissione fonda l’esenzione dei controlli di realtà dagli obblighi ordinari di pubblicità applicati agli incontri con i lobbisti.

Il nodo sollevato dalla denuncia è evidente: una consultazione pensata per raccogliere semplici dati tecnici rischia, nella pratica, di trasformarsi in un canale di confronto politico sulle scelte normative, senza però esserne soggetta ai relativi obblighi di trasparenza.

 

LE DOMANDE DELLA MEDIATRICE ALLA COMMISSIONE

Nell’allegato alla lettera, la Mediatrice ha posto alla Commissione una serie puntuale di richieste. Ha chiesto, anzitutto, come venga garantito che ogni controllo di realtà resti effettivamente nel perimetro della raccolta di informazioni fattuali senza scivolare in una consultazione più ampia, e se esistano criteri scritti e meccanismi di verifica interna per distinguere le due situazioni. Ha poi domandato come si eviti che gli interessi delle imprese finiscano per prevalere nelle discussioni, richiamando espressamente le contestazioni del denunciante su presunti esiti sbilanciati in dossier delicati come l’omnibus digitale, le sostanze chimiche e gli obblighi di dovuta diligenza.

Un terzo blocco di domande riguarda la documentazione: la Mediatrice ha richiesto l’elenco completo dei controlli di realtà svolti nel 2025 e nel 2026, i relativi elenchi dei partecipanti con le affiliazioni professionali degli operatori coinvolti nei casi non resi pubblici, e chiarimenti su come cittadini, organizzazioni della società civile, sindacati e mondo accademico possano accedere tempestivamente ai contenuti di questi incontri, anziché venirne a conoscenza solo a proposta legislativa già definita. Infine, ha chiesto come la Commissione concili questo strumento con il principio di consultazione ampia e trasparente su cui si fonda la legittimità democratica delle sue azioni.

 

TRASPARENZA, INDIPENDENZA E PARTECIPAZIONE: LA POSTA IN GIOCO

Il caso 1029/2026/KR non riguarda un tecnicismo procedurale, ma tocca uno dei nervi scoperti del rapporto tra istituzioni e cittadini: la possibilità reale di sapere chi parla con chi, quando e su cosa, prima che una norma venga scritta. È esattamente il terreno su cui opera un Difensore Civico: un presidio indipendente che non giudica nel merito delle scelte politiche, ma vigila affinché il processo che le genera resti conoscibile e verificabile da chiunque ne abbia interesse, non solo dai soggetti già dotati di accesso privilegiato.

La richiesta della Mediatrice di garantire un accesso tempestivo anche a organizzazioni della società civile e mondo accademico, e non solo ai grandi attori economici, va esattamente nella direzione della più ampia partecipazione del cittadino alla vita pubblica europea, principio che la Difesa Civica rivendica come proprio in ogni suo livello, dal locale al sovranazionale.

 

LA POSIZIONE DELL’ANDCI

L’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani guarda con attenzione e apprezzamento all’iniziativa della Mediatrice Europea, che dimostra concretamente come l’istituto dell’Ombudsman, quando dotato di reale indipendenza, sia in grado di incidere anche sui processi decisionali più tecnici e apparentemente distanti dal cittadino comune.

Per l’ANDCI, la vicenda dei controlli di realtà conferma una lezione valida anche in Italia: la trasparenza non può essere un optional riservato a chi ha già accesso ai tavoli decisionali, ma deve essere una garanzia strutturale, esigibile da ogni cittadino e da ogni corpo intermedio della società civile. È lo stesso principio per cui l’ANDCI continua a chiedere l’istituzione del Difensore Civico Nazionale e il completamento dei percorsi legislativi ancora fermi in Puglia e in Sicilia: senza un presidio indipendente, la trasparenza resta una dichiarazione di intenti anziché un diritto concreto.

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