LA DIFESA CIVICA CONTRO LO STRESS LAVORO-CORRELATO E IL BURNOUT NEL PERSONALE SANITARIO
IL PESO DELLO STRESS NEI LAVORI OSPEDALIERI
I Difensori Civici, particolarmente nello posizioni di Garanti della Salute, constatano ogni giorno come medici, infermieri e OSS vivono ogni giorno una pressione costante che supera di gran lunga le comuni condizioni lavorative. Turni estenuanti, carenza di personale, responsabilità emotiva elevatissima e poca tutela psicologica definiscono un contesto che mette a rischio la salute mentale e fisica degli operatori sanitari.
L’Associazione Nazionale dei Difensori Civici Italiani ha rilevato che”Lo stress lavoro-correlato, in ospedale, non è un rischio potenziale: è strutturale. E si riflette sulla concentrazione, sugli errori, sulle relazioni familiari e sulla qualità della vita privata”.
DALLO STRESS AL BURNOUT: QUANDO IL CARICO DIVENTA INSOSTENIBILE
Oltre allo stress quotidiano, molti professionisti sanitari affrontano un rischio ancora più grave: il burnout.
Il burnout non è semplice stanchezza.
È una sindrome riconosciuta dall’OMS, caratterizzata da:
esaurimento emotivo e fisico
depersonalizzazione verso i pazienti
riduzione della percezione di efficacia professionale
Il burnout si manifesta quando, per mesi o anni, il carico emotivo ed operativo supera ogni limite sostenibile.
In ospedale le condizioni che lo alimentano sono evidenti:
turni che impediscono il recupero
mancate sostituzioni del personale assente
esposizione continuativa a situazioni traumatiche
responsabilità di vita o di morte
mancanza di riconoscimento e supporto istituzionale
Le conseguenze non ricadono solo sul lavoratore, ma sulla sicurezza del paziente, sulla qualità delle cure e sull’intero sistema sanitario.
FONDI PUBBLICI, SCELTE STRUTTURALI E CONSEGUENZE SUL BENESSERE DI CHI CURA
Lo stress e il burnout non sono solo fenomeni psicologici: sono la conseguenza diretta anche di come la sanità viene finanziata e organizzata.
Anni di utilizzo inefficiente dei fondi pubblici hanno lasciato reparti privi di personale, infrastrutture datate, carichi di lavoro ingestibili e servizi di supporto psicologico inesistenti.
Quando i fondi non vengono destinati alle aree critiche – assunzioni, turn over, formazione, sicurezza, benessere psicologico – il peso ricade interamente su medici, infermieri e OSS.
Un sistema sanitario che non protegge chi lavora al suo interno alimenta inevitabilmente stress cronico, burnout e dimissioni volontarie.
LA POSIZIONE DI ANDCI: IL DIFENSORE CIVICO E’ GARANTE DELLA SANITÀ E ANCHE DEI LAVORATORI
L’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani (ANDCI) sottolinea da tempo l’importanza del Difensore Civico come figura sempre capace di intervenire nei servizi pubblici quando emergono inefficienze e violazioni dei diritti, anche a prescindere dall’auspicato passaggio anche delle funzioni di Garante della Salute.
Nel contesto sanitario, il Difensore Civico può:
verificare il corretto impiego dei fondi pubblici
raccogliere segnalazioni dal personale sanitario e dagli utenti
evidenziare criticità organizzative che generano stress e burnout
sollecitare le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali a intervenire in modo tempestivo
contribuire alla prevenzione del rischio burnout come questione di salute pubblica
Una tutela esterna, indipendente e competente rappresenta un argine fondamentale a una deriva organizzativa che scarica tutto il peso sui professionisti.
A.N.D.C.I.: “VERSO UN SISTEMA SANITARIO CHE PROTEGGE CHI PROTEGGE GLI ALTRI”
Ridurre stress e burnout non è un compito dei singoli lavoratori: richiede interventi strutturali.
Assunzioni, modernizzazione delle strutture, supporto psicologico clinico e organizzativo, supervisione continua e controlli sull’uso dei fondi sono passaggi indispensabili.
Il Difensore Civico deve essere con le necessarie competenze ed esperienze ed essere il garante di questi diritti e un alleato prezioso per un sistema sanitario che, per funzionare davvero, deve partire dal benessere di chi ogni giorno si prende cura degli altri.
Carla Porcheddu











