Il tema della qualificazione del Difensore Civico non riguarda la difesa di una categoria professionale né la valorizzazione di un titolo accademico. Riguarda la qualità della tutela che le istituzioni offrono ai cittadini. Chi si rivolge al Difensore Civico non cerca un supporto generico, ma un intervento formalmente corretto, giuridicamente fondato e istituzionalmente autorevole, capace di incidere sull’azione amministrativa e di ripristinare la legalità.
LA COMPETENZA GIURIDICA: UN REQUISITO FUNZIONALE
La competenza giuridica comprende la capacità di: interpretare norme e regolamenti, valutare la legittimità degli atti amministrativi, gestire procedimenti complessi, redigere atti motivati e tecnicamente solidi.
Queste attività costituiscono il nucleo essenziale della funzione del Difensore Civico. Per questo motivo, la figura del giurista, formata attraverso un percorso universitario completo e sistematico, rappresenta il profilo più coerente con le attribuzioni dell’istituto.
PERCHE’ IL CITTADINO È MENO TUTELATO SENZA UN DIFENSORE CIVICO GIURISTA
L’assenza di una formazione giuridica completa espone il cittadino a tre rischi concreti:
1. Vizi di forma e debolezza istruttoria – Un intervento privo del necessario rigore tecnico può essere contestato o ignorato dalla Pubblica Amministrazione. La tutela si indebolisce proprio nel momento in cui dovrebbe essere più incisiva.
2. Limitazioni nell’attivazione dei poteri sostitutivi – Valutare la legittimità di un atto o attivare poteri sostitutivi richiede competenze almeno uguali a quelle dei legali della PA. Senza questa preparazione, il Difensore Civico non dispone degli strumenti necessari per esercitare pienamente le proprie prerogative.
3. Tutela insufficiente nei settori più sensibili. Trasparenza, anticorruzione, accesso agli atti, diritto alla salute: sono ambiti che richiedono la capacità di applicare il diritto amministrativo in modo rigoroso, non semplici valutazioni di buon senso.
IL CASO DELLA SANITÀ: LA TUTELA È GIURIDICA, NON CLINICA
Il Difensore Civico nella Sanità non valuta terapie mediche o protocolli: valuta ritardi, omissioni, violazioni dei LEA, silenzi procedimentali. Senza strumenti giuridici adeguati, la sua azione rischia di ridursi a una segnalazione priva della forza istituzionale necessaria.
La tutela del diritto alla salute non richiede competenze cliniche o gestionali, che spettano ai medici e ai dirigenti sanitari, ma la capacità di far valere le norme che garantiscono l’erogazione delle prestazioni.
LA COSTITUZIONE
La funzione del Difensore Civico si colloca nel quadro dei principi costituzionali che regolano l’azione amministrativa:
- Art. 97 Cost. – buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione;
- Art. 113 Cost. – tutela contro gli atti della PA, anche in via non giurisdizionale;
- Art. 118, comma 4 Cost. – sussidiarietà e partecipazione dei cittadini;
- Art. 32 Cost. – diritto alla salute, che richiede strumenti di tutela effettivi e tecnicamente fondati.
La competenza giuridica del Difensore Civico è dunque funzionale alla piena attuazione di questi principi: senza la capacità di interpretare e applicare correttamente le norme, la tutela rischia di perdere efficacia.
L’ANOMALIA DEL LAZIO NEL QUADRO NAZIONALE
In 17 Regioni e nelle 2 Province autonome, la competenza giuridica del Difensore Civico è formalmente o comunque assicurata.
Alcuni esempi normativi:
- Lombardia – L.R. 6/2010, art. 3, che richiede “comprovata competenza giuridico‑amministrativa”;
- Veneto – L.R. 28/2017, art. 7, che prevede la laurea in Giurisprudenza o titoli equipollenti;
- Emilia‑Romagna – L.R. 9/2019, art. 5, che richiede “specifica competenza in ambito giuridico”;
- Provincia autonoma di Trento – L.P. 3/2017, art. 4, che stabilisce il requisito della laurea magistrale in Giurisprudenza;
- Provincia autonoma di Bolzano – L.P. 3/2017, art. 3, che prevede analogo requisito.
Fanno eccezione Puglia e Sicilia, che non hanno istituito la figura, e il Lazio con la nomina di laureato in discipline non giuridiche. Questa scelta è una divergenza rispetto agli standard nazionali, con effetti critici sull’autorevolezza dell’istituto e sulla tutela dei cittadini.
L’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani sostiene che la laurea in Giurisprudenza costituisce il requisito minimo per garantire credibilità istituzionale e legittimità dell’azione del Difensore Civico; che la tutela civica deve essere uniforme sul territorio nazionale; e che le riforme regionali devono chiarire il requisito del giurista, allineandosi a un modello fondato su competenza, indipendenza e legalità.
DIFENSORE CIVICO GARANTE DELLA LEGALITÀ
Il Difensore Civico è un garante della legalità. Se manca la competenza specialistica necessaria per far rispettare le regole, la garanzia si indebolisce e il cittadino perde uno degli strumenti più importanti di tutela non giurisdizionale. I l requisito della competenza giuridica è fondamento di credibilità istituzionale, efficacia dell’azione amministrativa e uniformità della tutela civica sul territorio nazionale.
Una scelta diversa ha due effetti critici: indebolisce l’autorevolezza dell’istituto; riduce la tutela dei cittadini, anche rispetto al resto d’Italia.
LA POSIZIONE DELL’ANDCI
L’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani afferma che:
1. La laurea in Giurisprudenza costituisce il requisito minimo per garantire credibilità istituzionale e legittimità dell’azione del Difensore Civico.
2. La tutela civica deve essere uniforme su tutto il territorio nazionale.
3. Le riforme regionali devono ripristinare il requisito del giurista e allinearsi a un modello nazionale fondato su competenza, indipendenza e legalità.
Annunziata Patrizia DIfonte











