giovedì 6 Ottobre 2022

Il problema dei “contributi silenti”

giovedì 3 Novembre 2011 16:21
News

Il mondo del lavoro precario e atipico è in subbuglio. Ai contributi obbligatoriamente versati alla cosiddetta Gestione Separata dell’INPS da parte dei parasubordinati di ogni specie non farà fronte mai alcuna pensione, laddove non sia raggiunta l’anzianità minima prevista. In verità il problema è noto da sempre ma la sensibilità ad esso cresce in ragione della crescente quota del precariato nella forza lavoro complessiva (15 per cento), e delle attuali plumbee prospettive di occupazione per i più giovani. In realtà la quota risulta ben più ampia se si considerano anche coloro che non versano contributi alla Gestione Separata, ossia dipendenti a tempo indeterminato e lavoratori autonomi che, per aver trovato tardi un’occupazione o per averla persa, non riusciranno a maturare l’anzianità richiesta né potranno richiedere la restituzione di quanto versato. L’iniquità di tale situazione ha indotto il presidente dell’INPS, Mastropasqua, a paventare addirittura “sommovimenti sociali”, e i Radicali a redigere una proposta di legge volta a consentire la restituzione dei versamenti a richiesta degli interessati, tuttora giacente in Parlamento, e a organizzare numerose manifestazioni di protesta. Del resto è palese la sproporzione tra l’ammontare dei contributi versati alla Gestione Separata ogni anno (otto miliardi, secondo un’aliquota del 26,72 per cento) e quanto essa eroga ai suoi contribuenti (trecento milioni). In definitiva, se è vero che senza la suddetta quota contributiva l’intero il sistema previdenziale e assistenziale subirebbe un duro colpo, è anche vero che il generale silenzio di cui essa è oggetto lascia intuire la sottaciuta volontà di difendere rendite di posizione. Infatti è senz’altro privilegiata, per lo più incolpevolmente, la classe dei pensionati (e dei futuri pensionati), dal momento che godrà dei contributi versati “a fondo perduto” dai precari. In tal modo si accolla ai precari e atipici, cioè proprio ai più deboli, una sorta di “onere sociale” (quasi paragonabile, per aliquota, a quello che grava sui datori per la parte che li concerne sulle trattenute previdenziali). Certo, rimaneggiare l’intero sistema è complesso, ma ristabilire un più equo equilibrio è un diritto.

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