Nel contesto europeo l’Italia presenta un paradosso istituzionale: possiede una rete di Difensori Civici territoriali ma manca il Difensore Civico nazionale. Questa lacuna non è un mero dettaglio burocratico, ma una questione di fondamentale importanza per garantire un’azione uniforme e completa nella tutela dei diritti dei cittadini, soprattutto in un contesto di crescente complessità amministrativa. Manca totalmente la tutela rispetto alle Amministrazioni statali centrali cioè proprio nel cuore della burcrazia centrale.
STORIA E FRAMMENTAZIONE DEL SISTEMA
La figura del Difensore Civico in Italia si è sviluppata dal basso, a partire dagli anni ’70, con le Regioni che hanno creato presidi locali per tutelare i cittadini da disservizi e ingiustizie amministrative. Questa evoluzione ha portato a una rete di Difensori Civici regionali, provinciali e comunali.
Tuttavia, questa frammentazione ha generato disomogeneità: ogni Regione ha norme, risorse e prassi diverse, creando situazioni di disparità tra i cittadini. In alcune regioni la tutela è forte, in altre potrebbe essere assente o inefficace, creando una sorta di “cittadini di serie A e di serie B” in base alla residenza. Poi va detto che i Difensori Civici provunciali sono davvero pochi e che sono stati soppressi i Difensori Civici comunali.
PERCHÉ È NECESSARIO UN DIFENSORE CIVICO NAZIONALE?
Il dibattito sulla creazione di un’istituzione nazionale non è solo formale, ma risponde a esigenze pratiche di giustizia e funzionalità:
- UGUAGLIANZA E UNIFORMITÀ: Un Difensore Civico nazionale garantisce livelli di tutela omogenei su tutto il territorio, assicurando pari dignità a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione di residenza.
- COMPETENZA SU AMMINISTRAZIONI CENTRALI E SOVRAREGIONALI: Ministeri, enti pubblici nazionali e organismi che operano su più Regioni spesso sfuggono alla tutela dei Difensori Civici locali. Un istituto nazionale può intervenire in questi ambiti, colmando un vuoto.
- COORDINAMENTO E MIGLIORI PRATICHE: Un Difensore Civico nazionale favorisce lo scambio di buone pratiche tra i vari livelli territoriali, analizzare tendenze e problematiche sistemiche, e proporre interventi normativi.
- RAPPRESENTANZA INTERNAZIONALE: La presenza di un Ombudsman nazionale è un elemento distintivo di sistemi democratici avanzati, facilitando il dialogo con istituzioni europee e internazionali per la tutela dei diritti umani.
- MAGGIORE AUTORITÀ E INDIPENDENZA: Un Difensore Civico nazionale, riconosciuto e dotato di poteri ampi, ha maggiore autorevolezza e indipendenza, fondamentali per confrontarsi con le massime istituzioni pubbliche.
- SEMPLIFICAZIONE PER IL CITTADINO: Un punto di riferimento unico evita incertezze e frammentazioni, facilitando l’accesso alla tutela e rendendo più efficace l’azione contro la Pubblica Amministrazione.
RILANCIO DELL’IMPEGNO DELL’ANDCI PER UN DIFENSORE CIVICO NAZIONALE
L’Italia, nonostante decenni di discussioni, resta priva di un Difensore Civico nazionale, segno che questa problematica richiede un rilancio deciso. L’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani (ANDCI) sa sempre opera attraverso:
- SENSIBILIZZAZIONE: Aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza di questa figura, sia a livello locale che nazionale, per rafforzare la tutela dei diritti.
- PROPOSTE LEGISLATIVE COERENTI: Promuovere e sostenere l’adozione di leggi organiche che prevedano un Difensore Civico nazionale forte, indipendente e dotato di poteri e risorse adeguate.
- COINVOLGIMENTO DELLE ASSOCIAZIONI: Favorire la collaborazione tra organizzazioni di tutela, associazioni civiche e i Difensori Civici territoriali, per rafforzare il percorso verso una riforma efficace.
La creazione di un Difensore Civico nazionale non sarebbe solo il coronamento di un percorso storico, ma un passo fondamentale per rafforzare la tutela dei diritti, garantire equità e migliorare la qualità della democrazia italiana. È giunto il momento che il Parlamento colmi questa lacuna e costruisca una democrazia più matura, inclusiva e rispettosa dei diritti di tutti i Cittadini.
Ernesto Marino












