Il Difensore Civico spagnolo (Defensor del Pueblo), Ángel Gabilondo, ha avviato un’indagine d’ufficio per accertare quali misure le amministrazioni coinvolte stiano adottando per rispondere in modo coordinato alla crisi umanitaria che sta vivendo la città autonoma di Ceuta. È una crisi che, a distanza di settimane dal suo inizio, continua a mettere alla prova la tenuta di un territorio piccolo, sovraffollato, e l’intera capacità dello Stato di garantire protezione a chi ne ha più bisogno: i minori.
Un caso che riguarda da vicino anche la rete italiana dei difensori civici: l’iniziativa di Gabilondo mostra come l’azione d’ufficio di un ombudsman, avviata senza attendere un esposto formale, possa attivarsi di fronte a un’emergenza che le amministrazioni ordinarie non riescono a governare. È lo stesso principio su cui ANDCI richiama costantemente l’attenzione anche in Italia: la difesa civica non interviene solo su segnalazione del cittadino, ma può e deve muoversi in autonomia quando è in gioco la tutela dei soggetti più vulnerabili.
UNA CRISI SENZA PRECEDENTI SUL CONFINE DI EL TARAJAL
Tutto ha inizio il 30 e 31 luglio, quando un numero eccezionale di persone attraversa irregolarmente il confine di El Tarajal, tra il Marocco e l’enclave spagnola. Le stime sull’entità del fenomeno restano tuttora divergenti tra le diverse fonti: la Comunità di Sant’Egidio parla di oltre 70.000 tentativi di attraversamento nella sola giornata del 31 luglio, mentre altre ricostruzioni giornalistiche indicano un afflusso compreso tra 49.000 e 60.000 persone nell’arco delle 48 ore. Le prime stime diffuse dalla televisione pubblica spagnola TVE, va detto per completezza, erano molto più contenute (2.000-3.000 persone) e sono state ampiamente superate dagli sviluppi successivi. Anche a voler considerare la stima più prudente, per una città di circa 85.000 abitanti si tratta comunque di un afflusso equivalente a una parte significativa della popolazione residente, concentrato nel giro di due giorni.
Il Difensore civico Gabilondo ha già avuto contatti diretti con le autorità della città autonoma nei giorni immediatamente successivi all’attraversamento, esprimendo il proprio cordoglio per le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo. Anche sul numero delle vittime le fonti non coincidono: il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha parlato di 67 morti accertati, altre ricostruzioni giornalistiche di circa 84, mentre la Comunità di Sant’Egidio riporta un bilancio di 141 vittime. Si tratta, in ogni caso, di uno dei bilanci più gravi mai registrati sulle rotte migratorie verso la Spagna.
MIGLIAIA DI PERSONE SENZA ACQUA, DOCCE, CIBO NÉ ASSISTENZA SANITARIA
Ad oggi migliaia di persone restano a Ceuta senza una sistemazione adeguata: secondo la Comunità di Sant’Egidio, a venti giorni dai fatti circa 4.500 persone, molte delle quali minori, vivono ancora per le strade della città, tra la spiaggia del Trampolín e i capannoni industriali di Tarajal. Il Centro di Detenzione Temporanea per Immigrati (CETI), sovraffollato ben oltre la sua capacità ordinaria, non riesce più ad accogliere i nuovi arrivi, e mancano altre strutture in grado di sopperire. Il Difensore civico ha trasmesso alla Segreteria di Stato per la Migrazione le denunce ricevute su condizioni di vita estremamente precarie: mancanza di acqua potabile, di docce e di prodotti per l’igiene, vestiti puliti insufficienti, assistenza sanitaria carente e scarsità di cibo.
Il sistema sanitario locale di Ceuta è al collasso. La città ha un solo ospedale, e i medici locali hanno presentato un esposto al Difensore civico, che ha aperto un’indagine separata sulla situazione sanitaria dell’enclave.
MINORI NON ACCOMPAGNATI: UN’EMERGENZA DENTRO L’EMERGENZA
Tra le persone rimaste a Ceuta, un numero considerevole sono minori. Il governo centrale ha registrato ufficialmente oltre 1.300 minori stranieri non accompagnati nel sistema di accoglienza. Tuttavia, diverse organizzazioni locali, tra cui realtà che forniscono quotidianamente supporto materiale ai migranti, stimano che il numero reale potrebbe superare quello ufficiale anche di mille unità. Molti bambini e adolescenti rimangono nascosti in zone boschive o in altri punti della città, non ancora identificati, in attesa di un percorso di riconoscimento e protezione.
La capacità di accoglienza specifica per minori a Ceuta, prima della crisi, era di appena una trentina di posti: un numero che dà la misura dello squilibrio tra le risorse disponibili e l’entità del bisogno.
LA RICHIESTA DI TUTELA DEL DIFENSORE CIVICO PER LE MINORI PIÙ VULNERABILI
Il Difensore civico ha rivolto un’attenzione particolare alla condizione delle ragazze minorenni non ancora prese in carico dai servizi di protezione dell’infanzia. Personale sanitario e organizzazioni umanitarie presenti sul territorio hanno segnalato casi di violenza sessuale ai danni di minori, e fonti delle forze dell’ordine hanno riferito alla stampa spagnola un aumento delle denunce collegate alla crisi migratoria. Save the Children ha evidenziato come l’assenza di documenti di identità, di un’abitazione sicura e di un’assistenza specialistica esponga in maniera particolarmente grave le bambine e le adolescenti al rischio di violenza, tratta e sfruttamento, sollecitando la priorità assoluta della loro protezione nella risposta istituzionale.
Su questa base, il Difensore civico ha richiesto informazioni dettagliate sia alla Procura Generale dello Stato che alla città autonoma di Ceuta riguardo alle misure adottate per individuare, proteggere e assistere questi minori. Una richiesta che va oltre la semplice formalità burocratica: è un atto concreto di verifica su come lo Stato stia tutelando chi non ha nessuno a difenderlo.
PROTEZIONE INTERNAZIONALE E PROCEDURE DI TRIAGE
Il Difensore civico ha inoltre interpellato la Delegazione del Governo a Ceuta per conoscere il numero delle persone bisognose di protezione internazionale ancora presenti nella città, quante domande di asilo siano state presentate dal 30 luglio in avanti, e quante persone siano state effettivamente sottoposte alle procedure di triage previste dalla normativa europea per i cittadini di paesi terzi. Sono dati essenziali per capire se il sistema di accoglienza sta funzionando secondo le regole, o se centinaia di persone rischiano di restare in un limbo amministrativo senza risposte.
LA SOLIDARIETÀ DI CEUTA E L’APPELLO ALL’ASCOLTO
In un comunicato diffuso nei giorni successivi all’attraversamento, Ángel Gabilondo ha ribadito la propria vicinanza alla popolazione di Ceuta, che sta attraversando “giorni di incertezza e preoccupazione” a causa della crisi. Il Difensore civico ha ricordato che centinaia di persone, molte delle quali minorenni, attendono ancora una risposta alla loro situazione, e ha insistito sulla necessità di ascoltarle, non limitandosi a osservarle vagare senza meta. Non si tratta semplicemente di applicare la legge, ma di garantire interpreti e assistenza legale per accertare la condizione di ciascuno e agire di conseguenza.
I residenti di Ceuta forniscono cibo, vestiti e coperte ai migranti accampati da settimane. Le associazioni di quartiere offrono spazi per proteggere donne e bambine. Questa solidarietà, spesso più rapida delle istituzioni, merita di essere raccontata.
UNA RISPOSTA CHE NON PUÒ ASPETTARE
Questa indagine d’ufficio si rivolge sia alle amministrazioni, affinché coordinino finalmente una risposta adeguata alla gravità della situazione, sia alla società, affinché non abbandoni chi è arrivato in cerca di sicurezza e a Ceuta, che sta sopportando da sola il peso di un’emergenza troppo grande per una sola città. Proteggere i minori, ascoltare le vittime e garantire dignità a chi dorme all’aperto sono passi minimi, ma fondamentali, affinché da una crisi come questa possa nascere anche un’opportunità di riscatto, sia per i migranti che per la comunità che li accoglie.
È anche, per ANDCI, una conferma di metodo: dove le cifre sono incerte e la macchina amministrativa arranca, il ruolo del Difensore Civico è proprio quello di chiedere conto di come lo Stato tratta chi ha meno voce.
Salvatore Cocchio, Giornalista











