IL CLIC NON DEVE CANCELLARE IL DIRITTO E L’UMANITA’
Esiste una corsa senza precedenti verso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Tra identità digitali (SPID, CIE), notifiche via app e piattaforme telematiche, l’obiettivo dichiarato è l’efficienza. Tuttavia, dietro la promessa di uno Stato “a portata di clic” si nasconde un paradosso pericoloso: la dematerializzazione dei servizi sta portando alla dematerializzazione dei diritti. L’Associazione Nazionale dei Difensori Civici Italiani ha evidenziato che il Difensore Civico oggi non deve solo combattere il ritardo burocratico, ma deve ergersi a paladino di un diritto fondamentale: il Diritto all’Umanità.
IL MURO DELLA DIGITALIZZAZIONE FORZATA
La transizione digitale, se imposta come unico canale di accesso, si trasforma da opportunità in barriera. Non si tratta solo del cosiddetto “digital divide” che colpisce gli anziani o le fasce meno abbienti; si tratta di una trasformazione antropologica del rapporto tra cittadino e Stato. Quando un portale non funziona, quando un algoritmo rigetta una domanda senza spiegazioni o quando lo SPID diventa l’unico “lasciapassare” per ottenere un servizio essenziale, il Cittadino si scontra con un muro di silenzio e lì deve intervenire subito il Difensore Civico.
La soppressione degli sportelli fisici e la sostituzione del personale con chatbot hanno spesso creato uffici “fantasma”. In questo scenario, l’efficienza è solo apparente: lo Stato risparmia sui costi di gestione, ma scarica sul cittadino l’onere talora gravoso (e lo stress) di tradurre le proprie necessità in linguaggi macchina.
L’INTERAZIONE UMANA COME DIRITTO FONDAMENTALE
Rivendicare la presenza di un volto umano dietro una scrivania o un computer non è un nostalgico ritorno al passato. È la difesa della dignità della persona. La Pubblica Amministrazione esiste per servire la Comunità, e il servizio non può prescindere dall’ascolto totalw e dalla comprensione del caso specifico, elementi che nessuna intelligenza artificiale può completamente replicare.
L’interazione umana deve essere riconosciuta come un presidio di democrazia. Il cittadino ha il diritto di non essere ridotto a un codice fiscale o a una stringa di dati. In questo contesto, il Difensore Civico è il garante della “resistenza umana”: colui che interviene quando il sistema digitale fallisce o quando l’automazione diventa discriminatoria.
IL RUOLO DI ANDCI: DIFENDERE IL “DIRITTO AL CONTATTO”
L’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani (ANDCI) è in prima linea per denunciare queste nuove forme di esclusione. Mentre qualcuno celebra soltanto il progresso tecnologico, i Difensori Civici dell’ANDCI raccolgono quotidianamente il grido di chi è rimasto “disconnesso” dai propri diritti.
L’impegno dell’ANDCI si articola su tre fronti:
Proposta Legislativa: Promuovere norme che obbligano la PA a mantenere sempre un canale fisico o umano alternativo a quello digitale e a contrastare il divario digitale.
Supporto Diretto: Assistere chi, privo di competenze o mezzi tecnici, si vede negato l’accesso a bonus, sanità o previdenza.
Vigilanza Algoritmica: Monitorare che le procedure automatizzate siano trasparenti e non contengano pregiudizi che penalizzano le categorie fragili.
La democrazia non può essere rinchius nel cloud. Ha bisogno di piazze, di uffici e, soprattutto, di persone. Garantire i Difensori Civici maggiormente capaci di trovare soluzioni nella pubblica amministrazione oggi significa anche garantire che lo Stato conservi un volto umano, assicurando che la tecnologia sia al servizio dell’uomo e mai il suo carceriere burocratico.
Ernesto Marino











